La galleria è in fase di arricchimento

Tutto Mombello

Il titolo nasce da una cartella presente nel mio pc. Si tratta di un lavoro fotografico che mi ha impegnato per due anni recandomi a più riprese sul luogo, per cui, alla fine, ho raccolto tutte le immagini in una cartella nominandola "tutto Mombello".

Per la vastità e la complessità del sito mi ero creato una mappa per orientarmi e non tornare in spazi già esplorati. In molti casi sono passato da un padiglione all'altro sfruttando la complessa e lunga rete di cunicoli che li collega (alcuni ragazzi si erano persi), la visita ai piani superiori di alcuni padiglioni è stata ostacolata dal pericolo di crolli.
Una esplorazione effettuata a più riprese dal 2013 al 2015.

La storia di Mombello

L’ex manicomio di Mombello, ufficialmente conosciuto come Ospedale Psichiatrico Provinciale “Giuseppe Antonini” di Limbiate (MB), è stato uno dei più grandi e significativi istituti psichiatrici d’Italia, con una storia lunga oltre un secolo.

La storia del manicomio di Mombello ha inizio nel 1865, quando la crescente domanda di posti per ricoveri psichiatrici nell’Italia post-unitaria fece sì che circa 60 pazienti fossero trasferiti dalla struttura milanese di Senavra a Villa Pusterla-Crivelli, una villa settecentesca nella località di Mombello, nel comune di Limbiate.

Tra il 1873 e il 1878 il complesso fu ampliato e trasformato da sede di ricovero in un vasto villaggio manicomiale con numerosi padiglioni, reparti, laboratori, biblioteche, orti e giardini. La struttura divenne autonoma dal punto di vista funzionale, arrivando a ospitare oltre 3.000 pazienti.

Il manicomio non era un semplice ospedale, ma una sorta di cittadella autosufficiente: oltre a reparti di cura, vi erano laboratori artigianali, biblioteche e spazi verdi in cui i ricoverati partecipavano a lavori ritenuti “terapeutici”. La classificazione dei pazienti non si basava tanto su diagnosi cliniche quanto su comportamenti, con categorie come “tranquilli”, “agitati”, “sporchi” o “lavoratori”.

Durante le due guerre mondiali la struttura fu utilizzata anche per pazienti con traumi di guerra e, come molti manicomi dell’epoca, affrontò gravi problemi di sovraffollamento, condizioni di vita dure e pratiche terapeutiche oggi considerate superate o punitive, oltre a scandali e inchieste su casi di maltrattamento e morti sospette tra i pazienti negli anni ’50 e ’70.

Una figura ricorrente nelle cronache è Benito Albino Mussolini, figlio illegittimo di Benito Mussolini, ricoverato a Mombello e morto all’interno della struttura nel 1942.

La storia istituzionale del manicomio termina con l’entrata in vigore della Legge Basaglia (Legge 180 del 1978), che decretò la chiusura dei manicomi italiani. Mombello fu ufficialmente chiuso nel 1978, anche se il completo svuotamento dei padiglioni e la cessazione di ogni attività protrassero il suo definitivo abbandono fino alla fine degli anni ’90.

Oggi il vasto sito è in gran parte in stato di degrado. Molti padiglioni sono dismessi e vandalizzati, parzialmente crollati e incendiati. Da molti anni l’area è meta di curiosi e fotografi di urbex.

Alcuni edifici sono stati recuperati e riconvertiti per usi scolastici o sanitari.

 


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